Archive for luglio 2014

Promosso l’utilizzo del fluoro nei bambini per prevenire la carie. Pubblicate le nuove linee guida

L’American Dental Association ha pubblicato le raccomandazioni cliniche per l’uso topico del fluoro nella prevenzione della carie.

Queste linee guida sono state preparate per assistere gli odontoiatri nella decisione se utilizzare e quando utilizzare la fluorazione topica per la prevenzione della carie. La precedente versione della revisione della letteratura che ha portato alle precedenti linee guida era del 2006; con questa più recente sintesi si è voluto fornire un nuovo strumento ai professionisti.

Il cuore di queste linee guida può essere rappresentato da questa frase.

“Queste nuove linee guida ribadiscono che l’uso raccomandato della fluorazione topica è in aggiunta all’assunzione di fluoro attraverso l’acqua potabile e all’uso di dentifrici fluorati ed è raccomandata per tutti gli individui, indipendentemente dal rischio di carie”.
Con questa raccomandazione il mondo scientifico americano ribadisce con forza la necessità dell’uso del fluoro per via sistemica e topica come strumento primario e fondamentale per la prevenzione della carie.

Il fatto che questo argomento venga ritrattato da ADA nel 2014, evidenza l’obiettivo di suggerire la necessità di un ulteriore impegno nella prevenzione orale, avendo l’epidemiologia evidenziato che la carie è la malattia più diffusa al mondo e che basta una distrazione da parte dell’operatori sull’argomento preventivo per vedere riemergere questa

patologia nella popolazione.
A ciò concorre attualmente una difficoltà economica di quella parte di popolazione più povera, che è quella che presenta sempre,  in tutto il mondo, più malattia. Come dimostrano anche dai dati italiani sull’incidenza della carie.

Ribadire con forza la necessità di usare il fluoro attraverso l’acqua potabile e l’uso di dentifrici fluorati ed altri prodotti a base di fluoro è sempre buona norma, dove il rischio di complicanze è pressoché nullo, come ricordano anche gli esperti italiani e le stesse linee guida pubblicate dal Ministero della Salute.

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Linee guida pubblicate dal ministero della salute per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva!!

Il presente documento è la revisione delle Linee Guida Nazionali per la promozione della

salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva

, edite dal Ministero del lavoro,

della salute e delle politiche sociali nell’ottobre 2008.

Il lavoro di revisione si è reso necessario a seguito della pubblicazione di lavori scientifici

internazionali che hanno portato alla riformulazione di nuove raccomandazioni che vanno

a sostituire le precedenti in tema di malattia cariosa e gengiviti.

I quesiti scientifici posti sono stati:

 1. E’ ancora possibile ridurre la prevalenza della carie nei bambini italiani?

2. E’ possibile ridurre il rischio di carie e con quali interventi?

3 Alimentazione ricca di carboidrati fermentabili un fattore di rischio per la carie?

4 l fluoro utile nella prevenzione della carie?

5. Le sigillature dei solchi e delle fossette prevengono la carie?

PREVENZIONE DELLA CARIE

PREMESSA

La promozione della salute, ivi compresa quella orale, rappresenta un fattore di crescita

socio-culturale e deve essere basata su interventi multidisciplinari con il coinvolgimento di

diversi attori (pediatri, neonatologi, odontoiatri, igienisti dentali, insegnanti, genitori,

caregiver).

Corretti atteggiamenti e comportamenti adottati sin dall’età pediatrica permetteranno al

bambino di maturare le decisioni più idonee per migliorare il proprio stile di vita, tutelando

così la salute.

a promozione dell’allattamento al seno, di stili di vita salutari, di una dieta appropriata,

rappresentano tutti fattori importanti per favorire e mantenere una buona salute generale e

orale.

In considerazione del fatto che, tramite il pediatra di libera scelta, il Sistema Sanitario

Italiano garantisce agli individui in età evolutiva l’assistenza sanitaria primaria, ciò

consente di attivare in modo capillare, già dall’età pediatrica, strategie di prevenzione delle

più importanti patologie sì da favorire un miglior livello di salute.

In Italia, la prevalenza della patologia cariosa nella popolazione in età evolutiva,

suggerisce di definire tale popolazione, nel suo complesso, potenzialmente a rischio di

carie.

 

Dall’analisi dei dati reali (censimento delle strutture odontoiatriche, dati di prevalenza carie

e dati di popolazione) è auspicabile e incalzante la necessità di attuare, nella popolazione

pediatrica italiana, idonee misure di prevenzione.

 

 

La saliva. Tra i fattori riconducibili all’ospite, quello che maggiormente influenza il

rischio di carie è la saliva . La

saliva, infatti, svolge molteplici funzioni nel mantenimento della salute orale;

costantemente prodotta dalle ghiandole salivari , fluisce su tessuti duri e molli con un’azione di detersione e

lubrificazione; contiene, inoltre,sostanze che le conferiscono capacità antibatterica. La saliva, quindi, influisce sotto

numerosi aspetti sul rischio di carie.

 

 

Raccomandazione 1

Il rischio individuale di sviluppare lesioni cariose deve essere valutato attraverso

l’esperienza di carie, le abitudini alimentari e di igiene orale, la fluoroprofilassi e lo

stato di salute generale di ciascun individuo, oltre che attraverso lo stato socioeconomico

della famiglia

 

Riportiamo alcuni fra i principali fattori di rischio nelle fasce di età 6

mesi-5 anni .

 Fattori Alto rischio di natura biologica:

Cattive condizioni orali materne,

Basso stato socio-economico,

Assunzione > 4/die fuori pasto di cibi o bevande dolci

Uso notturno del biberon con bevande dolci o latte

 

Rischio

Moderato

Disabilità psichica o fisica

 

 

Sottoraccomandazione 1.1

La presenza anche di un solo elemento dentale, deciduo o permanente,

cariato, curato o mancante per carie rappresenta un fattore di rischio per

l’insorgenza di nuove lesioni cariose

 

 

 

Sottoraccomandazione 1.2

L’assunzione di bevande e cibi contenenti carboidrati semplici è sconsigliata

fuori dai pasti principali; in particolare, l’uso del succhiotto edulcorato e l’uso

non nutrizionale del biberon contenente bevande zuccherine devono essere

fortemente sconsigliati.

 

la dieta, definita come l’insieme di cibi e bevande consumate abitualmente da un

soggetto, ha un effetto diretto sulla salute orale e sull’integrità dei tessuti duri, sul

pH e sulla composizione della saliva e della placca. La dieta svolge, infatti, un ruolo

eziologico di primo piano nella patogenesi della carie e delle erosioni dello smalto.

Gli zuccheri introdotti con la dieta, soprattutto il saccarosio (comune zucchero da

cucina), rappresentano uno dei più importanti fattori eziologici della carie dentale.

Un’assunzione superiore alle quattro volte al giorno di zuccheri estrinseci

(addizionati ad alimenti come dolciumi, bibite, biscotti, torte, succhi di frutta, miele)

porta a un aumento del rischio di carie dentale. Il controllo della frequenza di

assunzione degli zuccheri rappresenta, quindi, un fattore chiave per la prevenzione

della carie .

Tali carboidrati sono spesso contenuti anche in alimenti e bevande non tipicamente

dolci, come snack salati di produzione industriale ed è, quindi, evidente che,

consigliando a un paziente un cambiamento del regime alimentare, devono essere

prese in considerazione tutte le possibili fonti di carboidrati.

I professionisti che si occupano di salute orale hanno un ruolo privilegiato nel fornire

ai pazienti e alle famiglie consigli dietetici utili non solo per la prevenzione delle

patologie orali.

 

Sottoraccomandazione 1.3

Lo stato della salute orale di chi si occupa del bambino e lo stato socioeconomico

della famiglia influiscono sul suo rischio di sviluppare lesioni cariose

 

Sottoraccomandazione 1.4

Un’insufficiente esposizione ai composti fluorati rappresenta un fattore di

rischio per l’insorgenza di lesioni cariose

 

Sottoraccomandazione 1.5

I trattamenti ortodontici, le disabilità e le patologie sistemiche rappresentano

potenziali fattori di rischio per l’insorgenza di lesioni cariose.

 

Sottoraccomandazione 1.6

La rimozione dei depositi molli dalle superfici orali è importante per il

mantenimento della salute dento-parodontale

 

 

Raccomandazione 2

La prevenzione della carie attraverso l’utilizzo del fluoro è necessaria per tutti gli

individui.

 

 

Sottoraccomandazione 2.1

Modalità 1 dentifricio in dose pea-size(paragonabili alle dimensioni di un pisello)

 

Dai 6 mesi ai 6 anni di età, la fluoroprofilassi può essere effettuata attraverso

l’uso di un dentifricio contenente almeno 1000 ppm di fluoro, 2 volte al giorno,

in dose pea-size

 

Modalità 2 (integratori, dopo valutazione dell’assunzione di fluoro da altre

fonti)

Nei casi di oggettiva difficoltà all’uso del dentifricio come unica metodica di

fluoroprofilassi e nei soggetti ad alto rischio di carie come metodica

aggiuntiva all’uso del dentifricio:

da 6 mesi ai 3 anni: somministrare 0,25 mg/die di fluoro con gocce;

da 3 a 6 anni: somministrare 0,50 mg/die di fluoro con gocce o

Pastiglie

 

 

Sottoraccomandazione 2.2

Dopo i 6 anni la fluoroprofilassi viene effettuata attraverso l’uso di un

dentifricio contenente almeno 1000 ppm di fluoro, 2 volte al giorno

 

Raccomandazione 3

Le sigillature dei solchi dei molari permanenti prevengono la carie delle superfici

occlusali.

 

A circa 6 anni di età inizia la permuta dentale: vengono sostituiti gli incisivi da latte dai

corrispettivi elementi permanenti, ma, soprattutto, erompono in arcata i primi molari

permanenti. Questi ultimi elementi sono particolarmente a rischio di carie, in qua presentano con estrema frequenza una morfologia dei solchi articolata e profonda.

I primi molari permanenti, inoltre, erompono posteriormente agli elementi decidui e, in un

cavo orale ancora poco sviluppato, sono particolarmente complessi da detergere in modo

efficace durante le manovre di igiene orale domiciliare a causa anche di una limitata

manualità dell’individuo.

La prevenzione della carie dei solchi dei molari permanenti può essere effettuata,

pertanto, attraverso la tecnica della sigillatura.

Come ampiamente riportato in letteratura, si tratta di una procedura clinica semplice,

sicura ed efficace dal punto di vista costi/benefici ed è, quindi, fortemente raccomandata.

Consiste nella chiusura meccanica del sistema dei solchi dentari attraverso l’uso di

materiali principalmente a base resinosa o cementi vetroionomerici .

Secondo la letteratura, i solchi dei molari permanenti rimangono ad alto rischio di carie per

quattro anni circa dopo l’eruzione (Azarpazhooh & Main, 2008), anche se questo dato può

avere una valenza relativa a causa della variabilità del rischio al quale ogni soggetto è

sottoposto durante l’arco della vita.

La sigillatura, in definitiva, rappresenta una metodica di prevenzione primaria, applicabile

a tutti gli individui in età evolutiva, anche se i benefici maggiori si ottengono negli individui

e negli elementi dentali ad alto rischio di carie

 

Tutti i soggetti a medio e alto rischio di carie richiedono misure preventive aggiuntive:

 

 

 

Sottoraccomandazione 4.1

È consigliato uno scrupoloso controllo dell’assunzione di carboidrati

fermentabili.

 

Sottoraccomandazione 4.2

La somministrazione di integratori fluorati e l’applicazione domiciliare di gel o

collutori al fluoro è efficace nella prevenzione della carie.

 

Sottoraccomandazione 4.3

L’applicazione professionale di fluoro (vernici, gel) è efficace nella

prevenzione della carie.

 

Sottoraccomandazione 4.4

È consigliata l’applicazione professionale di vernici alla clorexidina una volta

ogni tre mesi per la prevenzione della carie.

 

Chewing-gum e “cibi funzionali”

Gli effetti benefici sulla salute orale della masticazione di chewing-gum

includono la rimozione dei residui di cibo e della placca dalle superfici dentali, la

stimolazione del flusso salivare e l’incremento del pH della saliva e della placca .

La masticazione del chewing-gum stimola il flusso salivare. La stimolazione salivare

ottenuta utilizzando un chewing-gum dopo un pasto aumenta, inoltre, la concentrazione di

ioni bicarbonato, causando un’elevazione del pH della placca batterica e migliorando la

capacità tampone complessiva. La saliva stimolata, in più, si presenta in uno stato di

sovra-saturazione minerale, promuovendo, quindi, il processo di remineralizzazione.

Ad oggi, la maggior parte dei chewing-gum sugar-free in commercio viene dolcificata con

polioli (polialcoli) o dolcificanti artificiali in sostituzione di saccarosio e fruttosio per evitarne

l’effetto cariogeno.

Lo xilitolo, in particolare, presenta un’importante attività cario-preventiva.

, anche a lungo termine , che viene esplicata attraverso la riduzione della concentrazione degli streptococchi.

 

Esempi di protocolli clinici professionali per il trattamento dei soggetti a rischio di carie con età inferiore a 6 anni

 

Rischio Basso

 

Visite di controllo

ogni 12 mesi

Spazzolamento dei denti almeno due

volte al giorno con dentifricio fluorato

(pea-size)

Consigli alimentari Sorveglianza periodica

 

Rischio Moderato

Visite di controllo

ogni 6 mesi

Spazzolamento dei denti almeno due

volte al giorno con dentifricio fluorato

(pea-size) senza risciacquo

Applicazione topica di fluoro ogni 6 mesi

Consigli alimentari Sorveglianza periodica

Terapia delle lesioni

cavitarie

 

Rischio Alto

Visite di controllo

ogni 3 mesi

Spazzolamento dei denti almeno due

volte al giorno con dentifricio fluorato

(pea-size) senza risciacquo

Applicazione topica di fluoro ogni 3 mesi

Consigli alimentari Sorveglianza periodica

Terapia delle lesioni cavitarie.

 

 

Raccomandazione 5

L’igiene orale dei bambini deve essere demandata ai genitori o da questi

supervisionata, fino all’acquisizione di una manualità adeguata.

 

Un’adeguata rimozione della placca richiede una metodica di spazzolamento

efficace ottenuta grazie a buone capacità manuali. E’ necessario, pertanto, che il

genitore effettui personalmente lo spazzolamento nei primi anni di vita e lo

supervisioni fino a quando la manualità del bambino sia sufficiente a garantire un

valido spazzolamento

Utili indicatori di raggiunta manualità sono la capacità di allacciare, in maniera

autonoma, le scarpe e saper scrivere in corsivo.

 

Sottoraccomandazione 5.1

L’uso del filo interdentale richiede una buona manualità ed è consigliato solo

quando sono presenti i punti di contatto fra i denti adiacenti.

Le superfici interprossimali, in presenza di punti o aree di contatto, non sono

detergibili con l’uso esclusivo dello spazzolino. E’ necessario, quindi, l’uso

quotidiano del filo interdentale appena il bambino, dopo aver ricevuto adeguate

istruzioni d’uso, sia in grado di utilizzarlo correttamente.

 

 

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Cefalee di origine occlusale !!

Relazioni tra cefalee e disordini occlusali

Il grande capitolo rappresentato dalle algie cranio-facciali comprende, oltre ad aspetti di natura neurologica, vascolare e degenerativa (infiammatoria, post traumatica, espansiva) il vastissimo insieme determinato dalle alterazioni del rapporto cranio-mandibolare sostenuto da un disordine masticatorio (occlusione dentale scorretta).

La maggior parte dei curanti, appartenenti a tutte le specialità coinvolte nel tentativo di porre rimedio ad una situazione sintomatologica spesso fortemente invalidante , ammette teoricamente le cefalee muscolotensive fra i disturbi in qualche modo evocati da errori della chiusura dentale, ma quasi sempre sorvola sulla questione strettamente gnatologica preferendo ricorrere ad ausili farmacologici  quali antinfiammatori di natura diversa, miorilassanti la cui efficacia a livello della struttura muscolare coinvolta è dimostrato essere alquanto scarsa o addirittura nulla e a farmaci  psicotropi per ridurre lo stato d’ansia del paziente.
Qualora il parere odontoiatrico venga richiesto, nella stragrande maggioranza dei casi, la diagnosi si limita ad una visita di ordine clinico e anamnestico cui fa seguito talvolta il confezionamento di placche dentali di forma e scuola diverse, delle quali si raccomanda un uso esclusivamente notturno  per non causare spostamenti dentali che potrebbero determinare un ulteriore danno occlusale o un grave disagio di natura estetico funzionale.

Non bisogna negare che, al seguito della applicazione di tali dispositivi, in alcuni casi si possa apprezzare un temporaneo beneficio, il quale però si rivela talvolta parziale e quasi sempre destinato a scomparire nel tempo. Ciò trova una evidente spiegazione scientifica se si considera che tali manufatti, che vengono confezionati ispirati da ipotesi e concetti predeterminati di scuole o autori diversi ma comunque sempre su base empirica e meccanicistica attuata con manovre manuali, non determinano una posizione mandibolare fisiologica,sostenuta da una occlusione altrettanto fisiologica che viene indicata come MIOCENTRICA, ma inducono solo e soltanto una temporanea smemorizzazione del SISTEMA PROPRIOCETTIVO che rappresenta il cuore del sistema NEUROMUSCOLARE.  Esso costituisce un complesso meccanismo neurofisiologico che gioca un ruolo fondamentale nel funzionamento, corretto o scorretto, dell’intero SISTEMA STOMATOGNATICO, termine col quale si intende un complessivo organo composto da denti,ossa,nervi e e centri nervosi,tegumenti ma sopratutto fasci muscolari cui non compete solamente la funzione strettamente masticatoria,ma un complesso ruolo indicato come POSTURA CRANIO-MANDIBOLARE nella quale non sono compresi solamente i muscoli che guidano i movimenti mandibolari ma anche moltissimi altri da cui dipende lo stazionamento spaziale del cranio, del collo, delle spalle, del dorso e del bacino giù fino agli arti inferiori ed ai piedi. Infatti dalla postura mandibolare dipende in maniera costante e assai significativa il complesso meccanismo della POSTURA GENERALE. Con ciò possiamo affermare che la mandibola rappresenta il primo anello di una complessa catena postulare che coinvolge i tessuti muscolari di tutto il corpo umano e, se concepiamo le strutture muscolari come facenti parte di un complessivo organo che regola i movimenti nello spazio del nostro corpo, comprendiamo l’importantissimo ruolo che rivestono le arcate dentali nel determinismo di alterazione del tono muscolare in senso “discendente” che può interessare aree anche molto distanti dalla bocca.

Gli importanti fenomeni che sono stati presi in considerazione dipendono da un fine meccanismo neurofisiologico denominato PROPRIOCEZIONE, che determina un insieme vastissimo di reazioni a livello di molteplici strutture. Ogni nostro dente,in misura maggiore o minore, a seconda dei vari elementi dentari, dispone nel suo alloggiamento di finissimi recettori, organi cioè che segnalano gli stimoli di pressione cui essi sono sottoposti durante il contatto delle arcate che avviene con la deglutizione, atto riflesso che si esplica autonomamente circa 3000 volte al giorno.

Tali recettori, che sono presenti in quantità considerevole anche nei muscoli masticatori, hanno dunque la funzione di segnalare attraverso delle vie nervose afferenti a degli specifici centri nervosi posti a livello cerebrale la presenza di anomale pressioni dentali causate da una occlusione non corretta. I centri superiori (Trigeminali) recepiscono e interpretano, come una sorta di controllo computerizzato, questi stimoli e, attraverso differenti vie nervose dette efferenti, comandano ai muscoli di effettuare delle contrazioni dette accomodative che tentano di ridurre la pressione su porzioni dentali interessate dalla malocclusione.

Come abbiamo detto il contatto dentale che potrebbe determinare lo scatenarsi di impulsi  nervosi responsabili di una avversa risposta a livello muscolare avviene non durante la masticazione dei cibi ma in modo continuativo,giorno e notte, allorquando ingeriamo la saliva e portiamo a contatto i denti ,con una frequenza di circa 3000 volte al giorno. Dunque tutto avviene in quell’ambito spaziale ristrettissimo esistente fra quando siamo in una normale posizione di riposo della mandibola (i denti non si toccano) e quando i denti si vengono a toccare (CENTRICA ABITUALE). Appare dunque ovvio che analizzare deviazioni nei tre piani dello spazio di un movimento delle arcate contenuto in uno spazio ridottissimo, completamente coperto da guance e tegumenti ,così come stabilire un punto di partenza mandibolare(POSIZIONE DI RIPOSO FISIOLOGICA) scevro da contratture muscolari di accomodamento, risulta un impegno diagnostico assolutamente inaffrontabile senza delle adeguate apparecchiature che consentono la misurazione di questi micromovimenti mandibolari con la precisione dei decimi di millimetro ed il raggiungimento da parte dei muscoli paramandibolari e mandibolari di uno stato di tono normale e non di ipertono e contrattura.
Tale errore di chiusura dei denti  è spesso foriero di rumori articolari di vario genere e natura,limitazioni e deviazioni del movimento mandibolare che rappresentano inequivocabilmente la testimonianza di alterazioni dell’occlusione spesso trascurate dai clinici ma che sono la spia  di una compromissione del complesso neuromuscolare in grado di generare dolore nelle svariate forme che descriveremo. Anche il frequente fenomeno di digrignamento dei denti detto BRUXISMO può essere facilmente compreso alla luce di quanto descritto. Il sistema propriocettivo segnala al cervello che vi sono dei contatti dentali scorretti ed allora i centri nervosi superiori comandano ai muscoli di effettuare dei continui sfregamenti per tentare di usurare e rimuovere i contatti errati. Ovviamente si tratta di un meccanismo di difesa estremo che non porterà mai ad un aggiustamento fisiologico delle arcate dentali ma solo alla eliminazione grossolana di zone di precontatto che, se presenti e non rimossi dall’abrasione dentale, provocherebbero delle contratture muscolari ancora più imponenti. Da quanto detto si desume facilmente che in presenza di bruxismo vi sarà senza dubbio uno stato di malocclusione; esso infatti è interpretabile come un sintomo di un non corretto combaciamento dei denti e non come un disturbo a se stante di origine centrale, come generalmente avviene, collocandolo addirittura fra i disturbi del sonno.

Quanto finora descritto rende più facile la comprensione dell’importanza che riveste l’occlusione dentale nel determinismo di una corretta POSIZIONE SPAZIALE della mandibola nei confronti del cranio e nel corretto funzionamento delle strutture muscolari ad essa correlate. Qualora tale rapporto fosse, anche minimamente, alterato ecco l’insorgere di stati patologici a livello articolare e delle strutture muscolari  che sono alla base di una sintomatologia assai vasta che investe in modo particolare l’estremità cefalica. Certamente la cefalea muscolotensiva ad andamento cronico e sub cronico appare essere fortissimamente influenzata nel suo determinismo da errori occlusali anche molto piccoli e non interpretabili clinicamente con la sola visita clinica ma con lo studio neuromuscolare del caso.
 

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Carie, una patologia ancor troppo attuale!!

Il 21 giugno si è svolto a Napoli, presso il Centro Congressi dell’Università “Federico II”, il Primo Convegno Nazionale delle Sezioni regionali SIOI, dedicato all’Odontoiatria Pediatrica da cui prendiamo le mosse per una breve panoramica su un flagello che ancor oggi è la carie (infantile e non).

Secondo gli ultimi dati riportati dall’OMS, la patologia cariosa in Italia colpisce circa 120mila bambini all’età di 4 anni e 250mila a 12 anni. Inoltre, il 75% presenta all’età di 4 almeno un processo carioso, mentre a quella di 12 anni il 50% almeno una carie.

«Dati sicuramente significativi e allarmanti se si considera che la prevalenza della carie tra i 18 e i 25 anni risulta circa dell’80%», afferma Raffaella Docimo, Presidente della SIOI, sottolineando l’importanza della prevenzione che inizia con l’igiene orale quotidiana già nei primi anni di vita del bambino. Ai fini della prevenzione le raccomandazioni richiedono l’applicazione di strategie a carattere educativo per apprendere corrette manovre di igiene orale legate fondamentalmente a tecniche di spazzolamento e uso di dentifrici contenenti fluoro «unico mezzo efficace – conferma Docimo – per la sua azione».

Ribadisce inoltre il concetto della precocizzazione della prima visita già nel primo anno di vita o comunque al completamento della dentatura decidua (tre anni), che permette all’odontoiatra pediatrico di informare ed eventualmente correggere i genitori su stili di vita o abitudini alimentari scorrette dei propri figli. Ad esempio, l’utilizzo notturno del biberon o ciuccio col miele per prevenire processi cariosi precoci sui denti decidui rientranti nella patologia definita come “Carie della Prima Infanzia” (ECC). «Per tali motivazioni la cura dei denti decidui è fondamentale, dove ci sia possibilità terapeutica, per garantire il corretto sviluppo del cavo orale del bambino – sottolinea la presidente. La precocizzazione della prima visita permette inoltre di intercettare e, se necessario, di effettuare interventi preventivi per malocclusioni determinate ad esempio dalla suzione del dito o del ciuccio. Di qui l’importanza del lavoro dell’odontoiatra pediatrico nell’approccio al piccolo paziente che negli ultimi anni ha subito dei cambiamenti in positivo e il ruolo svolto dalla collaborazione con i genitori e con i pediatri».

In funzione di tale feconda collaborazione, la presidente SIOI conferma infine, l’avvenuta stipula dell’accordo tra SIOI e SIMPe (Società Italiana Medici Pediatri) per rafforzare la sinergia tra pediatri e odontoiatri infantili, per una garanzia di aggiornamento scientifico e un approccio multidisciplinare al fine di una migliore tutela della salute orale del paziente in età evolutiva.

 

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